Quarto lavoro per l’emiliano-salentino Rudy Marra, che torna con la sua “sopa” -letteralmente: “zuppa” - a confermare la volontà di mescidare gli stimoli e i sapori. Marra si propone come eclettico moralista-battitore libero, alternando la delicatezza perentoria di “Quello di cui ho bisogno” e il flamenco naufrago (con canto alticcio) di “Viaggi naufragi e salvataggi”, allo stile andino-mex della title track, con charango, trombe e cavaquiño, una sorta di combat di contrabbando e spiccioli di filosofia di sopravvivenza. Rudy con voce roca e ragnosa srotola un talkin’ con sotto tappeto funk (più o meno nu) in “Trompe l’oeil” (“Facciamo finta che un giorno mi sveglio e dico quello che voglio”), in stile Celentano. “Barricate” espone, in un’atmosfera ispano-americana sandinista, una serie di giustificati motivi d’allarme che hanno “sbarrato il passaggio al cuore del mondo razionale”; “L’uomo mosca” ha il disincanto lirico di un Fossati (a proposito: co-direzione artistica di Stefano Melone), mentre “L’ombra” fa convivere un impasto ritmico giocattoloso alla B-52’s ad atmosfere nere d’antan (“sparale/ sparale in faccia”). Il “genio” è parafrasato in copertina: è Marra calato nel self-portrait di Van Gogh. La dinamica tra disprezzo del mediocre e incomprensione solitaria è ripresa anche nella scrittura scura di “Theo e Vincent”. Ma Rudy poi spiega, più in là, la chiave di volta. Quando canta “basterebbe il buon senso”: ecco la vera genialità (www.rudymarra.it).